Giovedì 19 febbraio nella sede dell'Ente Parco Nazionale dell'Isola dell’Asinara è stato presentato il volume “Archeologia dei campi di prigionia della I Guerra Mondiale nell'isola dell'Asinara: indagini topografiche e diagnostica archeologica intensiva nel campo di Stretti” a cura del Professor Marco Milanese.
L'iniziativa è stata organizzata dall'Amministrazione comunale turritana, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, l'Ente Parco Nazionale dell'Asinara e il Dipartimento di Storia Scienze dell’Uomo e della Formazione UNISS.
Il volume, pubblicato dalla casa editrice All’Insegna del Giglio, raccoglie i saggi finora editi sulle indagini archeologiche condotte nelle aree dei campi di prigionia della I Guerra Mondiale dell'Isola dell'Asinara, sede dal 1915 del più grande campo di concentramento italiano per 24.000 prigionieri austro-ungarici che interessò, a causa dell'elevato numero di persone trattenute, cinque località dalle quali i singoli campi presero il nome: Fornelli, Tumbarino, Stretti, Campo Perdu e Cala Reale.
Uno degli obiettivi principali della pubblicazione è garantire la massima diffusione nei territori di riferimento amministrativo, sociale, politico e culturale del Nord-Ovest, delle prime fasi di quelle ricerche condotte attraverso differenti metodologie, telerilevamento, droni, georadar.
Il testo, stampato nel 2025, punta non solo alla ricostruzione storica ma anche a stimolare una maggiore consapevolezza e valorizzazione del patrimonio archeologico dell’Asinara, teatro di quelle drammatiche vicende.
Dopo i saluti istituzionali del vicesindaco Alessandro Carta, del Presidente dell’Ente Parco Nazionale Isola dell’Asinara Gianluca Mureddu, del Direttore Vittorio Gazale, della Soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro Monica Stochino e dell'Assessora alla Cultura del Comune turritano Maria Bastiana Cocco che ha moderato l'incontro, Gabriella Gasperetti, Funzionaria archeologa della Soprintendenza di Sassari e Nuoro, ha presentato il suo intervento introduttivo dal titolo "Il patrimonio archeologico dell’Isola dell'Asinara tra tutela e valorizzazione" per poi lasciare la parola a Gianluigi Marras, Funzionario archeologo della Soprintendenza per i territori di Porto Torres e dell'Isola dell'Asinara, per la presentazione del volume.
Infine, le conclusioni dell'autore Marco Milanese, professore ordinario di archeologia dell'Università degli Studi di Sassari.
Il volume rappresenta per amministratori, residenti, turisti e per le guide del Parco, un valido strumento di conoscenza e di divulgazione.
In allegato:
- le interviste al professor Marco Milanese, all'assessora Maria Bastiana Cocco e al presidente del Consiglio comunale Franco Satta
- Il formato Pdf del Volume
Vicenda storica
A partire dal dicembre 1915 l'Isola dell'Asinara, divenne sede del più grande campo di concentramento italiano per i prigionieri della I Guerra Mondiale, rispetto a un centinaio di campi sparsi sul territorio nazionale e che interessarono tutte le 20 regioni italiane, nessuna esclusa.
Si trattò di una risoluzione maturata in piena emergenza, per permettere la gestione di 24.000 prigionieri austro-ungarici, che rappresentavano un potenziale capitale umano in vista di trattative che il Governo italiano avrebbe potuto intraprendere a favore dei propri prigionieri.
Le vicende che portarono alla concentrazione dei militari austro-ungarici nel porto albanese di Valona e al loro successivo trasferimento via mare all'Asinara ebbero risvolti drammatici dovuti a una lunga marcia - condotta dall'esercito serbo in ritirata dalla controffensiva austro-ungarica - attraverso i Balcani, senza alcun equipaggiamento adatto per affrontare il gelo e i rigori dei mesi invernali. Questo specifico e tragico episodio sterminò letteralmente la moltitudine iniziale dei 40.000 prigionieri con un esito finale di 24.000 sopravvissuti al termine della "marcia della morte".