Cos'è
È uno dei momenti più intensi che un musicista possa vivere: un dialogo profondo con il pubblico, fatto di suoni, silenzi ed emozioni. Un intenso scambio emotivo in un concerto spesso ininterrotto, dove tempo e spazio si dissolvono, e ogni melodia, seppur nota, si trasforma in un frammento di vita condivisa. Un racconto intimo che vibra nell’anima di chi ascolta.
Le sue improvvisazioni possono spaziare dai capolavori della musica classica e operistica, “riletti con un ricco e puro linguaggio jazzistico – spiega Rea – ma sempre con profondo rispetto della bellezza degli originali”. O possono ispirarsi ai Beatles e ai Rolling Stones: “La difficoltà – spiega il musicista – è arrivare a esprimere con un solo strumento, e soprattutto senza la voce, la pressione di una band completa. Quello che cerco di trasmettere è un senso di apertura verso tutto, perché in realtà la musica è una sola e alla sua base c’è la melodia: è fatta per generare emozioni e la chiave per arrivarci è tutta lì. Odio avere una scaletta”
L’improvvisazione, anima del jazz, è una cifra che caratterizza profondamente Rea in ogni suo progetto, musicista attivo nella scena jazz italiana e mondiale fin dal suo debutto nel 1975. Come pianista, indiscusso maestro dell’improvvisazione, ha collaborato con i più importanti cantautori italiani: da Mina a Gino Paoli. Ha suonato con Claudio Baglioni, Pino Daniele, Domenico Modugno, Rino Gaetano, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi. Nel corso della sua carriera ha suonato con grandi nomi del jazz come Chet Baker, Lee Konitz, Art Farmer, Daniel Humair, John Scofield, Joe Lovano, Aldo Romano, Phil Woods, Curtis Fuller e Kenny Wheeler.
A chi è rivolto
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